domenica, Giugno 20, 2021
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I tuttologi dovrebbero tornare a scuola. Vaccinate gli insegnanti e rispettate chi cura il vostro domani.

«Essendo molto contagiosa, la variante B.1.1.7 si trasmette facilmente da una persona all’altra ed entra nelle nostre cellule rispetto al virus originario perché lega meglio il recettore ACE2. Ecco perché anche i bambini, che hanno meno recettori rispetto agli adulti, adesso si infettano».

Antonella Viola, professoressa ordinaria di Patologia generale all’Università di Padova, spiega gli effetti della variante inglese sui giovani cercando di definire, almeno all’interno delle pagine del Corriere della Sera, i perché delle chiusure delle scuole. Per certi versi, almeno in alcune zone d’Italia, un dejavù ad un anno esatto da quando con l’espressione “io resto a casa”, l’ex presidente del consiglio Giuseppe Conte, annunciava, a tutta Italia, la chiusura, che poi fu, di tutto il Paese. Misure drastiche che oggi vengono chieste a gran voce dal Cts per contenere la pandemia in relazione all’aumento dei casi con un Rt che non arresta la sua salita.

In alcune zone sono stati i giovani ad essere stati allontanati dalle scuole, dove i banchi con le rotelle, voluti con forza dall’ex ministra dell’Istruzione Azzolina, laddove arrivati, non hanno sortito alcun effetto antipandemico, anzi. Oggi quelle rotelle, su cui si incastonano i soldi degli italiani, riportano giovani e giovanissimi a didattiche on line (perché, proprio come in un’addizione, nonostante cambino le diciture, il risultato è lo stesso e a volte peggiore).

«È possibile poi che il ruolo degli asintomatici nella trasmissione sia ancora più importante: adesso forse diventano facilmente veicolo del virus. Chiariamo: non tutti gli asintomatici trasmettono l’infezione, solo quelli che hanno una carica virale abbastanza alta. Sappiamo comunque che i soggetti più contagiosi sono i presintomatici, ovvero coloro che non hanno ancora sviluppato i sintomi, e i sintomatici». Sottolinea Viola che aggiunge «Quello che cambia tra giovani e adulti è il comportamento. I ragazzi stanno insieme, formano gruppi, fanno feste, ove possibile. A scuola è difficile tenerli separati per tutto il tempo, inclusi i momenti dell’entrata e uscita. Ecco perché ritengo che, vista la situazione attuale, sia giusto chiudere le scuole nelle regioni che vanno peggio, come la Lombardia. Oggi –continua la virologa- abbiamo di fronte un virus diverso da quello dello scorso anno. Gli adulti e gli anziani, forse perché più consapevoli dei rischi, stanno attenti a evitare occasioni di possibile contagio. Questo potrebbe essere uno dei motivi per cui la fascia degli under 20 negli ultimi mesi risulta la più colpita dall’infezione, oltre alle misure restrittive e alla percentuale di persone immuni, per aver avuto la malattia o perché vaccinate».

Il fatto che Cts ha proposto weekend rossi come a Natale e un inasprimento delle misure per tutte le zone «è la direzione giusta ma va intrapresa con urgenza. La settimana prossima sarà cruciale: se il contagio supererà i 30mila casi al giorno bisognerà chiudere tutto». Ha dichiarato in un’intervista a La Stampa Andrea Crisanti, professore ordinario di Microbiologia a Padova, che ha aggiunto: «In Inghilterra misure simili sono state sufficienti, ma è molto importante che vengano seguite da tutti» ma «sarà fondamentale poter fare tamponi e tracciare come in Nuova Zelanda per bloccare la reintroduzione del virus dall’estero e l’arrivo di nuove varianti. Se no ricominceremo da capo». Crisanti ha poi concluso: «Se con la vaccinazione copriremo il 70 per cento della popolazione, l’indice di contagio resterà uguale a 1»

Parole che bruciano come il fuoco e che aprono tante domande. Domande alle quali in tanti dovrebbero rispondere: le istituzioni, certamente, ma non solo. Se è vero infatti che di sbagli ne sono stati fatti, e molti a monte, anche a “valle” ne sono stati fatti a valanghe.

Che dire di quei genitori che non hanno rispettato le regole mescolando i propri figli al parchetto “perché dovevano giocare” e rompendo così tutte le bolle che a scuola venivano invece custodite rispettando i più precisi protocolli? E come commentare le immagini che hanno fatto il giro d’Italia di una Darsena stracolma di giovani con tanta voglia di socializzare. Dov’erano i genitori?

Ed il sindaco di Milano, Beppe Sala, che il giorno prima si lamentava di non essere stato interpellato sulla chiusura delle scuole, lo stesso che a luglio aveva aperto le scuole dell’infanzia con un rapporto 2:5 per dare ai suoi elettori le “baby sitter” che volevano e vendendo la riapertura come “formula sperimentale”, svanita poi a settembre con le solite classi pollaio dove l’unica sperimentazione era quella collaudata da anni, ed il giorno dopo chiudeva la zona dei Navigli. Ma era SOLO il 7 marzo e da settimane alcune zone della città erano fuori controllo (come il centro, zona Isola, Sempione lasciate sotto gli occhi di un inerme Esercito e plotoni di polizia e carabinieri inutilmente schierati alla stazione Centrale). E che dire degli esercenti che, “imbruttiti” oggi, non hanno guardato però a lungo termine. Fatturi oggi e chiudi domani: taaac!

Oltre a contribuire al diffondersi del virus. «in un anno abbiamo imparato molto e l’elemento che si è rivelato determinante è la mobilità delle persone.» ha sottolineato l’epidemiologa Stefania Salmaso, al Corrire della Sera che ha aggiunto «la tattica più efficace e meno dolorosa sul piano sociale è circoscrivere il più possibile le aree dove ci sono i contagi, ma è evidente che spesso siamo all’inseguimento delle infezioni e solo le restrizioni più severe funzionano. Se si vuole perseguire questa tattica meno punitiva per i
cittadini, serve però una sorveglianza attiva, locale, finalizzata a interventi tempestivi».

Se non arrivano giustificazioni, arrivano però soluzioni, o se non altro, ipotesi: «Al fine di evitare assembramenti nell’area Darsena-Navigli è stato fissato un ulteriore tavolo tecnico presso la questura nel quale si approfondiranno le modalità operative da attuare in caso di contingentamento e si sta valutando anche un possibile coinvolgimento di steward a carico degli esercenti». Queste le parole di Andrea Painini, presidente di Confesercenti Milano, in merito all’incontro che si è tenuto ieri in Prefettura tra le forze dell’ordine, il Comune ed le associazioni dei pubblici esercizi dove sono state valutate le iniziativa da attuare per controllore l’afflusso calibrato e contingentato del pubblico nelle zone della movida, nella fattispecie quella della Darsena-Navigli; un modello che, se attuato, potrebbe essere preso in prestito da altre città.

Insomma la verità oggi fa male e tutti, e si cerca la giustificazione più o meno oggettiva che di fatto non c’è perché tutti, in tutta Italia, si ha voglia di uscire, socializzare, possibilmente viaggiare ma, non si può per il semplice concetto di libertà che finisce dove comincia quella dell’altro. Sintetizzando rispetto per il prossimo, le regole, il momento.

In piena pandemia, quando nessun vaccino a settembre era ancora pronto, e nei mesi successivi veniva somministrato alla categoria insegnanti (in prima linea soprattutto nei nidi e nella scuola dell’infanzia, per la fascia 0-6, dove i bambini frequentano senza alcun DPI), in pochi hanno avuto, se non altro rispetto, per la categoria. Perché diciamocelo, ciò che molti ancora vogliono è una sorta di baby-sitter a cui affidare il proprio figlio e di fatto, è quello che viene concesso (per quanto riguarda la fascia 0-6). Dalla primaria in poi riformare la scuola a partire dal concetto di visione dell’insegnante, oggi troppo calpestato. Ricordiamoci che la scuola forma. 

Nel frattempo, da settembre a marzo, la Campania s’è dipinta di rosso inviando tutti a casa chiudendo le scuole, con non troppe polemiche al seguito, ma non solo. Hanno chiuso le scuole del Molise, Piemonte, Marche, Friuli Venezia Giulia alcuni comuni della Sicilia e tante altre (QUI la situazione attuale) ma, lo scorso giovedì, è poi stata la volta della Lombardia che ha lasciato aperti solo i nidi e le sezioni primavera.

La polemica per questo stop, però, continua fino ad oggi. In Lombardia di fatto non esiste una rete parentale così forte come quella del sud che aiuta i genitori/lavoratori che, con la chiusura delle scuole, magari in smart-working, trovano davvero difficile gestire tutto nonostante la “cara” baby-sitter.

Malumori implacabili che si sono fomentati sia dalla possibilità di far tornare a scuola i figli dei lavoratori essenziali (per scoprire poi che non esisteva effettivamente una norma che classificasse quali fossero), sia per il rientro in classe dei disabili paragonato ad un ritorno indietro nel tempo, quando nessuna conquista pedagogica era stata fatta e l’inclusione all’interno delle classe speciali doveva ancora essere coniata. Insomma mentre in altri tavoli c’era chi pensava di enfatizzare la figura dell’insegnante di sostegno perché capace di sollecitare, in base alle competenze acquisite, i diversi tipi di intelligenze dell’intera classe, oggi quella stessa figura viene catapultata negli anni ’60 a far scuola dentro una stanza con solo bambini disabili. Un’inclusione che, nel 2021, resta fuori la porta. Felici le mamme (?!).

Il punto, o i punti, sono altri. In piena pandemia si potrebbe fare di più? Forse.

Pensiamoci: siamo quelli che “non si sta davanti al pc, al cellulare, al tablet” ma poi “state davanti al pc” e perché allora non ci sforziamo di far andar bene le cose una volta? E poi, pensiamo a quanti i pc poi non li hanno e invece avrebbero potuto averlo se solo quei soldi per i banchi con le rotelle fossero stati investiti per il digitale (focus del governo vecchio e nuovo).

A partire dalle vaccinazioni da fare a tappeto alla categoria insegnanti (sempre e continuamente calpestata se pensiamo che l’Italia è fanalino di coda d’Europa per lo stipendio bisognerebbe partire dai contratti), e non certamente partendo dall’università, fino ad incrociare le braccia. Come hanno fatto oggi, 10 marzo, i Maestri di Strada

«Caro Ministro Patrizio Bianchi, non possiamo andare avanti così. La scuola non può subire passivamente le ordinanze di qualsiasi autorità tecnica o politica decida di chiuderla. Non è solo unservizio essenziale, è molto di più, è la fonte del pensiero delle giovani generazioni..La scuola a distanza è una scuola che si è ritirata dai corpi e non può essere testimone di verità»

La lettera aperta che Cesare Moreno e i maestri di strada hanno indirizzato al ministro dell’Istruzione continua: «I nostri giovani e le loro famiglie non possono essere bombardati a tutte le ore del giorno e della notte da messaggi di terrore, da devastanti oscillazioni di tecnici e politici, senza avere un luogo in cui confrontarsi, esprimere dubbi e paure, trovare consolazione non nelle certezze scientifiche ma nella fragilità dell’altro, nel sentire la condivisione di ciò che sentono nel più profondo».

E ancora si legge in un passaggio «abbiamo un gigantesco compito di realtà a cui l’istituzione scuola si è sottratta e continua a sottrarsi dietro il paravento di ordinanze tecnico-scientifico-politiche. Abbiamo il compito di realtà di fornire consolazione e sostegno a milioni di giovani che stanno vivendo nell’incertezza e nella paura quando noi stessi viviamo quella incertezza e quella paura, quando le loro famiglie stanno vivendo incertezza e paura, quando le maggiori autorità mondiali danno palesi segni di squilibrio».

Secondo il presidente dell’Associazione Maestri di Strada, Moreno, «la misura più seria sarebbe stabilire che segue a distanza solo chi ne fa esplicita richiesta, solo chi per mille motivi si sente particolarmente esposto se viene a scuola, a tutti gli altri occorre fornire rassicurazioni concrete e curare la comunicazione in un modo efficace e responsabile»

 

Emma Ama

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