lunedì, Settembre 27, 2021
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Il direttore Coldiretti Trapani, Giuseppe Meringolo:«difficile trovare manodopera italiana»

Mentre in queste ore si posso leggere le prime direttive stese sugli oltre 200 articoli del DL Rilancio, Coldiretti Sicilia lancia un allarme. Pare che a rischio ci sia la «raccolta di uva da tavola senza la manodopera straniera».

Con la pandemia in atto, infatti, il rientro in patria degli stranieri ha fatto sì che i nostri amici, mettessero in valigia anche la professionalità acquisita a casa nostra. E così oggi, per la pulizia dei piccoli acini, una fase determinate (sembra) per la qualità dell’uva da tavola, mancherebbe all’appello, la manodopera straniera. Assenza, che «costringe gli agricoltori a rallentare tutto il lavoro» spiega Coldiretti.

Eppure: «Questo lavoro non richiede una particolare specializzazione. È vero, nel tempo si affina, come in tutti i settori, dimestichezza e velocità nel selezionare gli acini. – ci spiega un produttore di questo particolare vino, il primo ad essere prodotto –  Non solo. Bisogna essere svelti nel manipolare il grappolo ed a staccare gli acini più piccoli dal pedicello. Qualità importanti visto che gli acini, maturano in fretta: diventando troppo grossi ne precludono la produzione. Si tratta-conclude il produttore raggiunto telefonicamente- di un’operazione di 10/15 giorni al massimo. Così, anche se la gente è inesperta, con una buona squadra, in 5 giorni si finisce. »

Questo tipo di produzione riguarda maggiormente la parte della Sicilia occidentale, dove l’uva da tavola quest’anno «è una delle prime colture a subire la situazione determinata dall’emergenza Covid 19. A questo si somma la mancanza di lavoratori stagionali » spiega il presidente regionale Francesco Ferreri.

Il problema della manodopera, soprattutto durante i periodi delle raccolte, affligge l’intera regione.

Perché non affidare agli italiani questo lavoro, soprattutto in un momento di crisi come quello che sta vivendo l’Italia adesso?

«Per la raccolta non ci sono problemi ma questa fase è molto delicata» spiega la Coldiretti raggiunta telefonicamente da Tpostit.it

Per il direttore Coldiretti Trapani, Giuseppe Meringolo «è difficile trovare manodopera italiana. Non c’è disponibilità sul mercato»

Come mai?

«La ricerca è stagionale, dura un mese a volte di più, altre meno. Dipende dalle raccolte. Gli italiani specializzati lavorano tranquillamente tutto l’anno. La richiesta che viene fatta va a supporto di queste braccia per un determinato periodo. Per questo avevamo richiesto l’introduzione dei vaucher di cui poi, c’è stato un abuso in molti settori».

«E’ vero le persone si possono regolarizzare– ci dice Sebastiano Giaquinta, produttore di Chiaramonte Gulfi –  I vaucher sono dinamici. Con questo caldo la frutta sta maturando velocemente. I buoni permettono di dare lavoro a chi ne necessita per il tempo che occorre. E’ un elemento di soccorso anche per gente meno pratica nel settore. Sto parlando ad esempio di pensionati, neo pensionati, ma anche camerieri o ragazzi che si sono trovati senza lavoro. Con i vaucher tutti lavoriamo in serenità, coperti da assicurazione –spiega il sig Giaquinta – Tanta gente ha voglia e bisogno di lavorare in questo momento. Anche per la raccolta delle olive che permette di allungarsi un pò di più a differenza della raccolta delle albicocche che hanno bisogno di un tempo più stretto».

«Speriamo che il ’decreto Rilancio’, che garantisce il reddito di cittadinanza, la Naspi e gli altri ammortizzatori sociali, sblocchi una situazione paradossale: fino ad oggi infatti la paura di perdere l’aiuto ha reso difficile il reclutamento –  ha aggiunto il presidente regionale Francesco Ferreri -. Per questo serve una riduzione dei passaggi burocratici che possa semplificare i voucher agricoli»

Ma quanto dura e quanto costa una giornata di lavoro agricolo?  

«53 € al giorno, più l’ingaggio 16 euro, per 7 ore e mezzo di lavoro. Se ci mettiamo le pause andiamo 6 ore e mezzo effettive di lavoro sia per lo straniero, sia per l’italiano. Poi dipende. Non guardiamo l’ora. A volte sono 6 a volte 8.» Puntualizza il sig Sebastiano Giaquinta.

Per Giuseppe Meringolo, direttore Coldiretti Trapani, il riferimento deve restare il CPL.

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